Oggi la teoria del dell'evoluzione svolge un ruolo importantissimo nell'ambito scientifico (e non solo) investendo campi molto diversi, dalla biologia molecolare ala psicologia. Ma non mancano le critiche.
La teoria dell'evoluzione può essere fondata su 4 postulati:
1) Assioma malthusiano (1820 ca): in un ambiente finito le popolazioni dei viventi si rigenerano fino a saturarne la capacità portante. A ogni generazione una quota di individui morirà senza lasciare discendenti o lasciandone in numero ridotto.
2) In una popolazione a regime la mortalità e la prolificità dei singoli individui sono correlate al modo in cui ciascuno di essi giunge a soddisfare i propri bisogni in quel dato ambiente, sicchè prolificità e mortalità divengono causa di selezione (questa proposizione si trova in testi di Wallace, Darwin e Dolbach).
3) Il modo e la misura in cui ogni individuo riesce a soddisfare i propri bisogn, in un dato ambiente, ha basi ereditarie (enunciato da Darwin, poi dimostrato sperimentalmente).
4) In ogni popolazione esiste una perenne fonte di variabilità grazie alla quale i processi selettivi possono procedere indefinitamente (tale fonte di variabilità va ricercata nella mutagenesi).
Questi sono i quattro postulati della teoria dell'evoluzione: come ogni teoria scientifica, per dimostrarne la falsità è necessarioverificare che esistono casi, in natura, che non possono essere spiegati seguendo questi quattro concetti fondamentali. Finora non si è mai verificato alcun caso simile: anche fatti che sembrava assolutamente impossibile ricondurre alla teoria evolutiva sono stati dimostrati essere in perfetto accordo con i principi sopra enunciati.
Un punto su cui si deve porre molta attenzione è la corretta enunciazione di questi quattro postulati: storicamente ci sono stati casi in cui la loro erronea formulazione ha causato incomprensioni e forti diatribe che si ripercuotono ancora oggi sulla corretta interpretazione dell'evoluzionismo. In particolare ci si può riferire a due definizioni di selezione naturale spesso attribuite a Darwin, ma da cui egli, in realtà, si dissociò:
1) Selezione naturale come lotta per l'esistenza, che presuppone una coscienza bellica del vivente. E' un'interpretazione etica ingiustificata del concetto darwiniano. In realtà gli animali non 'lottano' per sopravvivere (la lotta contro i predatori non rientra in questo ambito), perchè la selezione naturale è qualcosa che agisce dall'esterno sulla categoria dei viventi.
2) Selezione naturale come sopravvivenza del più adatto o del più forte (secondo Spencer). E' una formulazione quasi completamente tautologica, che può essere adottata ad esempio dai genetisti di laboratorio a patto di dare una corretta definizione, in termini quantitativi, del termine 'adatto': "l'individuo più adatto è quello che sopperisce ai propri bisogni nel modo più affidabile ed economico (dedinizione termodinamico-cibernetica)".
E' da notare che la maggior parte delle critiche storicamente mosse all'evoluzionismo sono dovute alla diffusione di queste errate interpretazioni dei concetti fondamentali della teoria.
In ogni caso si rivela però l'esistenza di una 'direzione evolutiva': "Ci dev'essere qualche cosa che fa sì che le mutazioni siano adeguate alla richiesta ambientale".
E' importante infine sottolineare due aspetti fondamentali in risposta ad alcune interpretazioni di carattere etico-politico-sociologico dell'evoluzionismo:
1) Riguardo alla selezione naturale: qualcuno pensa che lo sviluppo tecnologico contrasti eccessivamente la selezione naturale. Fino a qualche tempo fa una persona emofiliaca, diabetica o con qualche altra malattia ereditaria difficilmente sarebbe sopravvissuta e avrebbe avuto figli. Oggi questi individui hanno la possibilità di vivere e, procreando, 'inquinerebbero' il patrimonio genetico umano caricandolo di geni deleteri e impedendone l'eleminazione per selezione. Questa visione razzista e disfattista è da combattere aspramente. La selezione naturale continua a operare anche in una popolazione a regime: oggi si sopravvive a malattie un tempo mortali e gli individui malati non devono essere considerati 'colpevoli' ma, semplicemente, curati. La selezione naturale non esclude un'etica comunitria e solidaristica.
2) In risposta a un paradosso di Bertrand Russel secondo cui l'uomo è l'unico animale che si è sviluppato non in simbiosi con la natura bensì in completo antagonismo con essa: in effetti la 'tattica evolutiva' dell'uomo è perdente e autodistruttiva, perchè basa lo sviluppo sulla distruzione delle risorse che lo consentono. E' una stategia che in natura si rivela sempre sbagliata. Ma proprio per questo l'uomo deve imparare a cambiare il propro modo di essere e cercare nuove vie di sviluppo autosostenibile.