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   VALIDITA' E ATTUALITA' DELLA TEORIA DELL'EVOLUZIONE
(da una conferenza di Pietro Omodeo per il ciclo 'Scientiae Munus', del 8/6/2000)

 

Oggi la teoria del dell'evoluzione svolge un ruolo importantissimo nell'ambito scientifico (e non solo) investendo campi molto diversi, dalla biologia molecolare ala psicologia. Ma non mancano le critiche.

 

Introduzione sul metodo di ricerca /angulusridet/immagini/gifs/freccia_su.gif (3976 byte)
Il biologo e il naturalistahanno un metodo di indagine della natura leggermente diverso da quello di un fisico (cioè dal modello di ricerca galileiano):
 
1) L'osservazione svolge un ruolo molto importante, come in tutte le scienze fisiche, ma ancora di più in biologia dove è intensissimo il lavoro di catalogazione. L'osservazione non va affatto sottovalutata e, se eseguita con rigore, può essere utile anche dopo secoli (ad esempo nel caso di Ippocrate, Galileo...)
2) La generalizzazione è il passo successivo all'osservazione. In tutte le scienze fisiche è in genere un'opera collettiva, difficilmente attribuibile a un solo genio. Ad esempio nel caso dello studio della riproduzione animale: nel 1670 Francesco Redi dimostra che i viventi non nascono da putredine; Malpighi nel 1680 completa questa vvisione affermando che ogni vivente nasce da un uovo, fatto poi formalizzato nel 1760 da Linneo con la frase "Omne vivum ex ovo"; nel 1870 Pasteur sancisce il principio "Omne vivum e vivo".

Quest'ultimo punto fa della biologia una sorta di jam session nel senso jazzistico del termine, cioè una disciplina in cui varie menti collaborano, si scambiano idee e ruoli, in cui l'opera di un singolo è ripresa e ampliata da molti in un lavoro continuo.

 

LA TEORIA DELL'EVOLUZIONE /angulusridet/immagini/gifs/freccia_su.gif (3976 byte)

La teoria dell'evoluzione può essere fondata su 4 postulati:

1) Assioma malthusiano (1820 ca): in un ambiente finito le popolazioni dei viventi si rigenerano fino a saturarne la capacità portante. A ogni generazione una quota di individui morirà senza lasciare discendenti o lasciandone in numero ridotto.

2) In una popolazione a regime la mortalità e la prolificità dei singoli individui sono correlate al modo in cui ciascuno di essi giunge a soddisfare i propri bisogni in quel dato ambiente, sicchè prolificità e mortalità divengono causa di selezione (questa proposizione si trova in testi di Wallace, Darwin e Dolbach).

3) Il modo e la misura in cui ogni individuo riesce a soddisfare i propri bisogn, in un dato ambiente, ha basi ereditarie (enunciato da Darwin, poi dimostrato sperimentalmente).

4) In ogni popolazione esiste una perenne fonte di variabilità grazie alla quale i processi selettivi possono procedere indefinitamente (tale fonte di variabilità va ricercata nella mutagenesi).

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Questi sono i quattro postulati della teoria dell'evoluzione: come ogni teoria scientifica, per dimostrarne la falsità è necessarioverificare che esistono casi, in natura, che non possono essere spiegati seguendo questi quattro concetti fondamentali. Finora non si è mai verificato alcun caso simile: anche fatti che sembrava assolutamente impossibile ricondurre alla teoria evolutiva sono stati dimostrati essere in perfetto accordo con i principi sopra enunciati.

Un punto su cui si deve porre molta attenzione è la corretta enunciazione di questi quattro postulati: storicamente ci sono stati casi in cui la loro erronea formulazione ha causato incomprensioni e forti diatribe che si ripercuotono ancora oggi sulla corretta interpretazione dell'evoluzionismo. In particolare ci si può riferire a due definizioni di selezione naturale spesso attribuite a Darwin, ma da cui egli, in realtà, si dissociò:

1) Selezione naturale come lotta per l'esistenza, che presuppone una coscienza bellica del vivente. E' un'interpretazione etica ingiustificata del concetto darwiniano. In realtà gli animali non 'lottano' per sopravvivere (la lotta contro i predatori non rientra in questo ambito), perchè la selezione naturale è qualcosa che agisce dall'esterno sulla categoria dei viventi.

2) Selezione naturale come sopravvivenza del più adatto o del più forte (secondo Spencer). E' una formulazione quasi completamente tautologica, che può essere adottata ad esempio dai genetisti di laboratorio a patto di dare una corretta definizione, in termini quantitativi, del termine 'adatto': "l'individuo più adatto è quello che sopperisce ai propri bisogni nel modo più affidabile ed economico (dedinizione termodinamico-cibernetica)".

E' da notare che la maggior parte delle critiche storicamente mosse all'evoluzionismo sono dovute alla diffusione di queste errate interpretazioni dei concetti fondamentali della teoria.

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Per quanto concerne al quarto postulato, oggi si ritiene comunementa che la 'perenne fonte di variabilità' sia da trovare esclusivamente nella mutagenesi, che consiste nella mutazione del patrimonio genetico di una o più cellule a causa di vari fattori: dal semplice errore di copiatura del DNA a mutazioni più complesse causate da agenti chimici o radiazioni molto intense. In effetti i fenomeni di mutazione genetica sono molto complessi e solo da pochissimi anni si è iniziato a capire come essa funziona realmente. Si spera così di poter spiegare, oltre alle graduali modificazioni dei caratteri ereditari riscontrati in alcuni fossili (ad esempio nei fossili di cavallo rinvenuti da Simpson), anche i drastici salti evolutivi riscontrati per latre specie (per esempio nelle chiocciole).
Inoltre non si sa ancora se la mutagenesi sia effettivamente correlata alle condizioni di vita dei singoli inividui, anche se la risposta sembra essere affermativa: ad esempo essa ha un'attività diversa in popolazioni sottoposte a diverse condizioni di stress.

In ogni caso si rivela però l'esistenza di una 'direzione evolutiva': "Ci dev'essere qualche cosa che fa sì che le mutazioni siano adeguate alla richiesta ambientale".

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E' importante infine sottolineare due aspetti fondamentali in risposta ad alcune interpretazioni di carattere etico-politico-sociologico dell'evoluzionismo:

1) Riguardo alla selezione naturale: qualcuno pensa che lo sviluppo tecnologico contrasti eccessivamente la selezione naturale. Fino a qualche tempo fa una persona emofiliaca, diabetica o con qualche altra malattia ereditaria difficilmente sarebbe sopravvissuta e avrebbe avuto figli. Oggi questi individui hanno la possibilità di vivere e, procreando, 'inquinerebbero' il patrimonio genetico umano caricandolo di geni deleteri e impedendone l'eleminazione per selezione. Questa visione razzista e disfattista è da combattere aspramente. La selezione naturale continua a operare anche in una popolazione a regime: oggi si sopravvive a malattie un tempo mortali e gli individui malati non devono essere considerati 'colpevoli' ma, semplicemente, curati. La selezione naturale non esclude un'etica comunitria e solidaristica.

2) In risposta a un paradosso di Bertrand Russel secondo cui l'uomo è l'unico animale che si è sviluppato non in simbiosi con la natura bensì in completo antagonismo con essa: in effetti la 'tattica evolutiva' dell'uomo è perdente e autodistruttiva, perchè basa lo sviluppo sulla distruzione delle risorse che lo consentono. E' una stategia che in natura si rivela sempre sbagliata. Ma proprio per questo l'uomo deve imparare a cambiare il propro modo di essere e cercare nuove vie di sviluppo autosostenibile.

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La teoria dell'evoluzione non è semplicemente una teoria scientifica. Essa ha investito, non per opera di suoi autori, tutti i campi dell'agire umano e i suoi sviluppi filosofici hanno avuto conseguenze a volte terribili.
Ciò che i filosofi sembrano non aver capito è che la selezione non è un'entità interna alla categoria dei viventi (nè tantomeno una facoltà dell'uomo) ma che essa agisce sui viventi dall'esterno. In molti hanno visto la selezione naturale come qualcosa di cui l'uomo fosse padrone, giustificando così le definizioni di lotta per l'esistenza, predominio del più forte e, infine, di razzismo. In troppi hanno voluto appropriarsi della selezione naturale e 'aiutare il suo corso' in una direzione precisa. In troppi vedono nella selezione naturale una giustificazione alla violenza e alle guerre.
Ma qui l'evoluzionismo non c'entra, è un fatto di solidarietà.

 

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