- All'osservatore verso cui la galassia avanza la luce appare di
lunghezza d'onda minore di quella effettivamente emessa: si verifica un blueshift,
cioè la luce della galassia appare più blu di quanto è in realtà. L'osservatore da cui
la galassia si allontana, invece, riceve radiazioni elettromagnetiche di lunghezza d'onda
maggiore di quella effettivamente emessa: la luce gli appare più rossa, cioè si verifica
un redshift (figura 2).
- Gli spettri delle galassie non sono continui, come quello di un
oggetto incandescente, ma sono (come quelli di quasi tutti gli oggetti celesti) solcati da
righe scure causate dai diversi elementi chimici che le compongono, i quali assorbono
parte della luce emessa dalle stelle. Se la galassia in esame ha una velocità radiale
(cioè la componente della velocità lungo la direzione della congiungente
galassia-osservatore) confrontabile con quella della luce, le righe di assorbimento si
spostano verso una delle estremità dello spettro: gli astronomi, analizzando gli spettri
galattici e misurando l'entità dello spostamento delle righe di assorbimento, ne sanno
calcolare la velocità radiale.
- Quindi, un redshift maggiore corrisponde a una velocità di
recessione maggiore, un blueshift maggiore a una maggiore velocità di avvicinamento.