Allora, mi tocca proprio fare questo resoconto, questo report, del convegno internazionale su Learco Pignagnoli a Bologna, anticipazione, a quanto ho capito, di una ben più ampia discussione che si terrà nell’ambito del festival della filosofia di Modena. Mi tocca, insomma. E allora ci proviamo, a farlo, questo resoconto.
Innanzitutto la serata si preannunciava rischiosa, per me, perché molto proabilmente avrei conosciuto Titonco, il quale aveva dichiarato nel forum la sua be precisa volontà di farmi lo scalpo per averlo fatto andare invano a Ravenna per la presentazione di “Silenzio in Emilia” di Daniele Benati: presentazione annullata, Titonco incazzato. E invece alla fine abbiamo parlato cordialmente: tutto è iniziato con un “ah, sei tu il gatto? Dopo ti scuoio!”, ma è finita nel migliore dei modi.
Arrivo a Bologna in incredibile, conoscendomi, anticipo; non sbaglio l’uscita dell’autostrada, né quella della tangenziale, trovo subito via Mascarella, parcheggio nei viali, vicino alla libreria. Una cosa da non crederci.
La libreria, avendo letto tre nomi diversi non ho ancora capito come si chiama (interno4? Modo?), è proprio carina: piccina, non zeppa, ma ricca di libri e cd che comunemente a Parma non si vedono neanche di sguincio, e la gente mediamente non sa nemmeno che possano esistere. Io non sapevo che esistessero, e sono abbastanza medio.
Il convegno si tiene in un cortiletto interno, un “patio” come direbbero gli spagnoli, su cui si affacciano gli appartamenti degli inquilini del vecchio condominio: luce soffusa, qualcuno che passa ogni tanto per rincasare, ma atmosfera molto piacevole. Caldo terribile. Benati e Gianolio stravaccati in poltrona, Nori e Cornia approntano le ultime cose prima delle letture.
Saluto Paolo Nori con un “ciao, come va?” e sprofondo subito in un vergognoso imbarazzo, ricordando i suoi libri. “come va?” è una frase davvero stupida, e ci mancava solo un “ci vediamo, qualche volta, da me” firmato Lucarelli per completare l’opera.
Finalmente iniziano le letture.
Ora, io non so chi di voi abbia mai sentito leggere le opere di Learco Pignagnoli, letterato e poeta e, direi anche, filosofo. Chi le abbia ascoltate, sicuramente, avrà avuto il dubbio che in realtà Learco Pignagnoli non sia altro che uno pseudonimo dietro cui si celano uno o più autori. Devo ammettere che il dubbio è venuto anche a me, a Castelcorniglio. Invece, dopo ieri sera, la verità è uscita chiara, tonda e cristallina: Pignagnoli esiste davvero. Non potrebbe essere altrimenti, dato lo sforzo immane di innumerevoli intelletti per tentare di capirne l’opera letteraria, pittorica, filosofica.
Benati, Cornia, Nori e Raffaini, sono credo i più grandi Pignagnolisti del momento, gli scopritori e quindi i primi e migliori studiosi del poliedrico artista emiliano. Essi si sono succeduti per un’ora e mezza nella lettura alternata delle “opere complete” e di saggi brevi, di vari e illustri autori, sul Pignagnoli.
Sperando di non omettere nulla, vi elenco i saggi letti:
1) Saggio sulle coincidenze spaziali e temporali come segno dell’opera compiaciuta della morte nella vita dell’uomo
2) Saggio sulla precocità intelettuale e sull’anticonformismo di Pignagnoli
3) Critica sul recupero del tavolo come soggetto nell’arte pittorica
4) Saggio sull’influenza di Pignagnoli sull’opera di Venedikt Erofeev
Vorrei segnalare, inoltre, due toccanti momenti. Il primo è stato quando Paolo Nori ha detto che la canzone preferita di Pignagnoli era una canzone che faceva
A chi
sorriderò se non a te.
A chi
se tu, tu non sei più qui.
Ormai e' finita,
e' finita, tra di noi.
Ma forse un po' della mia vita
e' rimasta negli occhi tuoi.
A chi
io parlerò, se non a te.
A chi
racconterò tutti i sogni miei.
Lo sai m' hai fatto male
lasciandomi solo così,
ma non importa, io ti aspetterò.
A chi
io parlerò se non a te.
A chi
racconterò tutti i sogni miei.
Lo sai m' hai fatto male
lasciandomi solo così,
ma non importa, io ti aspetterò.
E invece dopo la lettura di qualche altro saggio, Raffaini ha educatamente detto che non poteva trovarsi d'accordo con il su collega, perché la canzone preferita di Pignagnoli era una canzone che faceva
I tuoi corti capelli come sono cambiati
no, non mi dire chi li ha accarezzati.
Fossi un pittore brucerei il tuo ritratto
ma sono solo un amante distratto.
Io non posso ballare e non voglio
mi lasciasti solo col mio orgoglio.
La mia anima e' in un labirinto
dove ho spento il fuoco con le mani
ma come vuoi che io ti dica rimani
se ti sfioro eppure siamo lontani...
Più ci penso e più mi viene voglia di lei
anche se nella mia mente diversa tu sei.
La mia sete cresce finché l'acqua non c'e'
ed ora che ci sei
io più ci penso più mi viene voglia di lei...
Le mie forze di uomo sono poche, perdono
io mi avvicino e riscopro il tuo seno
e il tuo profumo come un dolce veleno
spezza il ricordo di pure emozioni.
Lei aveva una paura dolce,
il tuo sguardo taglia come una falce
io di te subisco la presenza,
ma di lei non posso fare senza.
Sono qui con te il mio cuore consumo,
come lei non mi amerà nessuno.
Più ci penso e più mi viene voglia di lei
anche se nella mia mente più bella tu sei.
La mia sete cresce finché l'acqua non c'e'
ed ora che ci sei
io più ci penso e più mi viene voglia di lei...
Il convegno, a dire il vero molto poco internazionale, ma si sa come vanno queste cose, si è concluso con la lettura di alcuni apocrifi Pignagnoliani.
Secondo me, a conti fatti, la serata è stata un successo. Di Pignagnoli si occupa sempre più gente e credo siano stati fugati tutti i dubbi sulla sua reale esistenza.
Se non avete mai ascoltata una lettura di Pignagnoli, ascoltatela!, se non avete mai conosciuta la sua opera, ascoltatela!, diobono, cosa aspettate? Il Pignagnolismo ha bisogno di seguaci, la ricerca necessita nuove menti, molto di Pignagnoli aspetta di essere ancora scoperto!
L’appuntamento, a quanto pare, è a settembre.
PS: mi dispiace di non aver fatto nessuna fotografia, ma avevo dimenticato la fotocamera. In compenso, ho staccato la locandina.
PPS: ho conosciuto anche Gianfranco Mammi, ma ho saputo che era lui solo quando se ne era già andato… Be’, Gianfranco, potevi anche dirmelo che eri tu, troppo modesto!